Mediterraneo
Il Mediterraneo: atlante geopolitico d’Europa e specchio di civiltà.
“Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate l’una sulle altre.“
(Braudel)
Riflessione sulla traccia di Italiano all'esame di stato.
Già, che cos’è il Mediterraneo? Domanda difficilissima per gli studenti alle prese con l’Esame di Stato 2015. E per tutti noi..
“Si esagera evidenziando (le loro) convergenze e somiglianze, e trascurando invece (i loro antagonismi) e le differenze” afferma Matvejevic in un testo della traccia.
Ai nostri occhi, però, oggi il Mediterraneo appare più segnato da differenze e antagonismi che non da somiglianze. Il pensiero corre agli immigrati, ai rifugiati che fuggono dalla sponda sud per trovare un loro orizzonte in altre nazioni, in altri mari; ai barconi carichi di disperazione, che lasciano nelle onde un pesante tributo di sangue.
Allora, forse, bisogna ripercorrere una vertigine di secoli per capire?
In realtà il Mediterraneo è sempre stato territorio di incontro, ma anche di scontro tra popoli e culture.
In un famoso saggio lo storico Henri Pirenne affermava che Maometto e l’Islam ruppero l’unità Mediterranea¸ ma lo scontro tra culture è molto più antico.
A Maratona, una sola, piccola battaglia, si giocava però il destino della libertà e della democrazia: ecco perché i Greci resero da subito quell’evento un mito ancora presente nell’immaginario comune . Oriente contro Occidente, schiavitù contro libertà.
L’unità politica dell’Impero Romano, caduta per il suo stesso peso, si frantumò prima con le invasioni barbariche, poi con l’espansione dell’Islam; nell’età moderna il “mare nostrum “divenne periferico, per lasciare il posto ad altri mari, all’Oceano. Il mondo diventava più grande, più nuovo, relegando il Mediterraneo al classico e al vecchio: non solo uno stagno limitato, intorno al quale i popoli vivevano come rane, come nella celebre definizione di Platone.
Nel 2008 il presidente francese Sarkozy ha inaugurato l’Unione per il Mediterraneo, un organismo internazionale che unisce gli stati affacciati sul Mediterraneo in un progetto economico, di sicurezza e culturale comune. Questa idea visionaria e coraggiosa, che vede il Mediterraneo come ambito geopolitico cruciale per la sua posizione centrale e strategica, sembra però infrangersi contro la dura realtà di questi giorni, davanti alla stazione di Ventimiglia…
La verità è che “Il Mediterraneo non è una realtà storica, uno stato, una civiltà…piuttosto oggi esprime, su scala locale, tutte le linee di contraddizione, divisione e conflitto che attraversano lo spazio globale. Le rivendicazioni identitarie su base etnica o religiosa, l’emigrazione di massa dai paesi poveri verso quelli più abbienti, la chiusura localistica delle politiche nazionali o ancor peggio regionali sembrano fare da contraltare all’apertura dei mercati e agli effetti violenti e discriminatori della globalizzazione. (Una geopolitica immaginaria del mediterraneo, M. Vegetti)
Se però dalla realtà quotidiana ci muoviamo verso l’immaginario, pensiamo al Mediterraneo come culla delle civiltà, della democrazia, dell’arte, del pensiero, della conoscenza.
Un Mediterraneo simbolico, ma non per questo meno reale. In uno straordinario passo, parlando d’Europa, il filosofo Hegel affermava: “Qui c’è la Grecia, il punto luminoso nella storia. In Siria, Gerusalemme è poi il centro del giudaismo e del cristianesimo, a sud ovest sorgono La Mecca e Medina, sede originaria della fede musulmana. Verso occidente si trovano Delfi, Atene, ancora più a ovest Roma; inoltre giacciono sul Mediterraneo Alessandria e Cartagine. Il Mar Mediterraneo è, perciò, il cuore del Vecchio Mondo, è la sua condizione necessaria e la sua vita. Senza di esso sarebbe impossibile rappresentarsi la storia, sarebbe come immaginare l’antica Roma o Atene senza il foro, dove tutti si radunavano”.
Non si dovrebbe perdere l’occasione di fare del Mediteraneo un nuovo laboratorio di civiltà e di convivenza. Del suo mare un luogo dove, sia pure errando (nel suo duplice significato di vagare e sbagliare) si cerchino gli elementi che uniscono, piuttosto che quelli che dividono. Lo stesso Matvejevic, citato all’inizio, sostiene che “i confini del Mediterraneo sono quelli entro i quali cresce l’ulivo”. Che è –anche- simbolo di pace.
(da "Mediterraneo", di G. Salvatores)
commento di Prof.ssa Marialetizia Mangiavini

